Blog Seminario su Jacques Derrida


 

:: La mitologia bianca. La metafora nel testo filosofico ::
in Jacques Derrida, Margini della filosofia, tr. it. di M. Iofrida, Einaudi, Torino 1997


Uso e usura (aggiunta) | commenti (1)
postato da violentunknownevent, domenica, 21 novembre 2004

Cancellare dalla moneta l'esergo, secondo Polyphile, significa eliminare i segni di una contingenza. Asserire l'universalità, negare la relatività della quale testimonia l'iscrizione con la sua lingua, la sua data: "tirate via dal tempo e dallo spazio". Così si genererebbero i fantasmi della filosofia (come li chiamò Stirner). La falsificazione metafisica non consiste - come ogni altra falsificazione monetaria - nel conio, ma in una sottrazione del coniato: "l'usura la renderà trasparente" (Gide), cioè assoluta (notare, però, che l'usura di una moneta falsa ristabilisce la verità: l'universale dietro al particolare). Scomparsa del volto impresso: ef-facement.

Una degradazione che permette il passaggio dal fisico al metafisico, dal sensibile al filosofico. Dallo storico al sovrastorico. La citazione di Nietzsche ribadisce la stessa idea: "le verità sono illusioni che abbiamo dimenticato essere tali, metafore usurate che hanno perso la forza sensibile, monete che hanno perduto l'impronta..." Ma tutto questo - etimologismo, scrive Derrida, che individua una degenerazione del fisico nel metafisico -, è un luogo comune ottocentesco, che va di pari passo con l'idea che vi sia un senso originario, un nocciolo di verità oltre l'interesse semantico generato. Non esiste un "valore originario": nulla cioè da pervertire.

Ed eccoci dalle parti di un problema che l'ottocento vide tornare di gran moda: l'origine del linguaggio, l'origine del linguaggio come verità del linguaggio. L'idea, in Polyphile, è che il cammino degenerativo del linguaggio consista in un'allontanamento della parola dalla cosa concreta, finché non sia sparito ogni legame è che non rimanga altro che fumo: la lingua dei filosofi. L'origine sarebbe il linguaggio magico, in cui coesistono cosa e parola: "Il simbolo, in un certo modo, è sentito come l'essere o l'oggetto stesso che rappresenta" (Levy-Bruhl). Lo stadio successivo è la metafora, il come se: sorta di linguaggio del linguaggio, linguaggio sul linguaggio, edificio che finisce per assumere i contorni di un castello di carte... Sull'argomento (origine come metafora, origine come fusione tra cosa e parola) vi rimando alla breve trattazione di T. Todorov, Il linguaggio e i suoi doppi in T. Todorov, Teorie del Simbolo.

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