Blog Seminario su Jacques Derrida


 

:: La mitologia bianca. La metafora nel testo filosofico ::
in Jacques Derrida, Margini della filosofia, tr. it. di M. Iofrida, Einaudi, Torino 1997


Se posso permettermi ... | commenti (9)
postato da floria1405, lunedì, 14 febbraio 2005

Io, che non sono filosofa (piuttosto filologa), possibile che Derrida ci abbia domati fino a questo punto? Non sarebbe possibile riprendere la discussione, magari in altro modo? L'idea di un "blogseminario", non era cosi' malvagia: forse si tratta di un esperimento che potremmo recuperare. Insomma, proviamo almeno a discuterne (comunque ci ho provato).

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Buon lavoro | commenti (2)
postato da Azioneparallela, venerdì, 05 novembre 2004

Cari amici, poiché nessuno sa come si conduce un blog seminario (non ho controllato tra i bloggers di tutti e cinque i continenti, ma non credo che se ne conducano molti in giro per il mondo), conviene cominciare da qualche ovvietà. Questo seminario è nato tra coloro che reputano Derrida uno da cui si impara (quorum ego), e coloro che invece lo considerano un venditore di fumo. Il testo è stato scelto un po’ a casaccio un po’ no, innanzitutto per ragioni pragmatiche (lunghezza, reperibilità, rappresentatività) ma poi anche per ragioni teoretiche: in esso ne va dello statuto stesso del discorso filosofico. In verità, dello statuto del discorso filosofico ne va in tutto Derrida, più o meno, e forse ne va sempre in filosofia – il che potrebbe peraltro essere considerato un buon indizio della poca o nulla credibilità del discorso filosofico (ma anche, da taluni, della sua dignità). Non voglio però infilarmi subito in simili ingorghi, né so ancora se lo si possa e lo si debba fare. Mi accontento invece di qualche semplice suggerimento iniziale. Anzitutto: avere pazienza con le precomprensioni di ciascuno (non ci conosciamo); avere pazienza con le fesserie di ciascuno (non è detto che si sia tutti e sempre intelligenti). In secondo luogo: assumere il più strettamente possibile come filo conduttore il testo, limitando al massimo (a differenza di quel che fa Derrida medesimo) i riferimenti all’intera storia della filosofia – o del mondo. Se è una regola che suggerisco, è anche perché la si possa infrangere, e magari sarò io il primo a farlo. Però mi piacerebbe che non ci dimenticassimo la ragione per cui leggiamo La mitologia bianca: verificare se vale la pena occuparsi di Derrida, se son tutte chiacchiere le sue, se davvero con lui non si va da nessuna parte, ecc. ecc. Il punto cioè (e non sarebbe male se, incominciando, fossimo d’accordo nell’assumere questo punto come il nostro punto di domanda) è (sarebbe) il seguente: se quel che leggiamo nel testo tiene, e se l’esercizio del pensiero filosofico ne deve fare qualche conto.

Vi prego di notare qui la mia prudenza: se l’esercizio del pensiero filosofico ne deve tener conto significa che non voglio (ancora) impegnare il mondo intero, il sapere tutto, l’Occidente e non so cos’altro. Mi contenterei che le questioni sollevate dal testo fossero questioni per la e della filosofia – padronissimo ciascuno di considerare, proprio perciò, la filosofia spacciata.

Questa premessa mi pare necessaria perché temo che un derridologo (quale io, dopo tutto e per fortuna, non sono) potrebbe rimanere deluso: non so dal vostro, certo dal mio impegno di lettura. Che non è interessato a mostrare quali e quante piste il testo apre, quali e quanti sono i possibili riferimenti a questo o a quel testo, quali e quante implicazioni ha questa parola o quel concetto. Al contrario, a me importa ridurre le piste i riferimenti e le implicazioni, essere in condizione di leggere quel che c’è scritto, e domandarmi se quel che c’è scritto chiama in causa la filosofia. In subordine: cosa poi la filosofia a sua volta chiama in causa. (En passant: ciò che indico qui in subordine è anche ciò per cui fa filosofia chi di filosofia si occupa, ma proprio per ciò dobbiamo – credo – metterlo alla fine).

Un’ultima parola in premessa: questo seminario è un esercizio sul testo. In questo seminario, lo ripeto perché mi pare importante, gli esercitatori non si conoscono. Non credo pertanto che sia inutile (abbiamo tutto il tempo che vogliamo) proporsi anzitutto di ‘capire’ cosa nel testo c’è scritto. Derrida non mi perdonerebbe l’ingenuità di questo ‘capire’, si domanderebbe se basta il fatto che io forse ammiccando e certo alludendo l’abbia messo tra virgolette, ma pazienza. Perciò io comincio così (anche perché ho già scritto abbastanza, e già abbastanza temo di avervi annoiato): vi fornisco nel prossimo post la mia traccia di lettura della prima sezione del testo (1. L'esergo). La scaletta che io tengo davanti, insomma. A voi emendarla, se credete, oppure scegliere un punto della scaletta e applicarvici, oppure proporne un’altra, oppure, ancora se credete, affrontare di petto il testo intero, o non so cosa. Non so voi, io andrei piano. (nella scaletta ci sono fra parentesi, e precedute dalla sigla cf., cose che possono restare tra parentesi, e che funzionano da mero promemoria).

Buon lavoro.

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3... 2.. 1... | commenti (2)
postato da violentunknownevent, giovedì, 04 novembre 2004

Giunti alla fatidica data d'inizio del blog-seminario, nessuno ha la più pallida idea di cosa sia un blog-seminario. Sarebbe divertente perdere tempo sull'argomento, fare un blog-seminario su come funzioni un blog-seminario. Ma l'argomento è un altro: un testo di Jacques Derrida, pubblicato per la prima volta nel 1971 sulla rivista Poétique e raccolto l'anno successivo in Marges. Lascio ad altri il compito d'introdurlo, e alle vicissitudini dell'esistenza, alle intuizioni dei partecipanti, di definire l'essenza di un blog-seminario. Qui mi limito a segnalare che: il blog-seminario inizia ufficialmente con il prossimo post; che si tratta dei primissimi paragrafi del testo, ai quali fra breve seguirà un estratto ben più lungo dedicato all'esegesi di un dialogo di Anatole France; che l'intenzione per adesso è di pubblicare il testo interamente senza operare tagli; che i partecipanti sono invitati a partecipare con dei post (e nei commenti soltanto per divagazioni e polemiche gratuite). Poiché non vi sono regole, non abbiate paura d'infrangerle.

PS: Grazie ad Halibuto per scansione e ocr.

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J Pride | commenti (6)
postato da violentunknownevent, martedì, 19 ottobre 2004

In seguito ad accorate richieste, è finalmente disponibile il banner dell'operazione, che potrete fare campeggiare con orgoglio sui vostri blog. Il codice per inserirlo è questo:
<a href=http://derrida.splinder.com><img src="http://www.soyombo.it/derrida/derban.jpg"></a>



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Epoché | commenti (1)
postato da violentunknownevent, venerdì, 15 ottobre 2004

Jacques Derrida è definitivamente "sfuggito al controllo". La sua scomparsa ha scatenato sciami d'interpretazioni (nel disperato tentativo di riassumere in qualche frase un inarrestabile flusso di scrittura) e furiosi dibattiti tra continentali e neopositivisti vari. Ma l'eredità del pensatore francese è innanzitutto un'interrogazione sulla filosofia stessa, su cosa "dica" la filosofia, su come lo dice. Perciò si è scelto di tornare (fenomenologicamente) alla cosa stessa: non il pensiero, ma la scrittura derridiana. Questo blog seminario (innanzitutto un esperimento sul mezzo) intende mettere alla prova i diversi capi di accusa che hanno pesato su Derrida: ermetico, sofista, imbroglione. Vuole essere l'occasione di sviluppare una riflessione sul testo filosofico, sui limiti e sulle ragioni del suo linguaggio. Si comincia a novembre: nel frattempo chi fosse interessato a partecipare s'iscriva via mail e cominci a leggere il saggio. Seguiranno dettagli tecnici e una breve introduzione del testo, per infine cominciare con la pubblicazione progressiva.

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